Daniele Barsanti ci racconta "Zingari".

Il musicista e cantautore toscano ci presenta il suo nuovo album "Zingari"

Ciao! É un periodo molto bello per te che vedi realizzato il tuo progetto discografico: che sensazione si prova? 

Godissimo! É come raccontare agli amici del bar delle avventure di un’estate, è come quando hai finito una bella festa tra amici e si è tutti un po’ brilli, stanchi ma felici. É pure un modo per raccontare alle persone delle cose in cui rivedersi, farle sentire abbracciate, unite in qualcosa, riuscire a metterle nel proprio spazio e nel proprio tempo.

Hai scelto un titolo molto particolare: “Zingari”. Chi sono gli zingari in questo disco? 

La mia banda di bambini, il mio gruppo di amici storico, quello in cui sono solo Daniele. É con loro che vivo quei momenti in cui è possibile essere “zingari”. 

Il disco si apre con “Le luccioline” che ha un mood molto da “impavidi ribelli”, ci vuoi parlare di questo brano? 

Mi sono immaginato questo disco come se fosse un concerto, perché la musica è li che deve stare, tra la gente, e volevo cominciare con un brano da festa, con un di quei brani che ti fanno capire bene come andrà a finire. Romanticismo zingaro.

“Fuori dai locali” è un brano che sembra accompagnare le persone a ballare nelle discoteche marittime: quanto è mancata quella spensieratezza in questo periodo storico?

Per me “Fuori dai locali” è il contrario, è uno di quei brani che si ascolta quando vuoi stare fuori da quelle situazioni. Parla di qualcuno che non vuole entrare in nessuna serata ma che preferisce fare da spettatore, perché non vuole uscire dalla sua macchina da dove osserva tutto lo scenario. Quando non mi sento zingaro, preferisco starmene a girovagare cosi per capire come fa la gente, mi piace morsicare la notte e scappare via, cambiare scenario frequentemente.


Ci sta spazio anche a dei ritmi più romantici come nel singolo “Lei”. Vuoi parlarcene?

Ecco, “Lei” per me è il brano che ti devi ascoltare a finestrini abbassati alle 5 la mattina dove aver fatto una nottata zingara. È da cantare a coro, in compagnia. É un brano dove si soffre, ma se si soffre accompagnati è un’altra storia.


Il disco termina con “Lucky Starr” che è forse una delle tracce con le atmosfere più malinconiche del disco. Come mai la scelta di terminare il disco con una canzone che fa arrivare sensazioni malinconiche? 

Perché dietro a qualcuno che cerca di fare lo zingaro con la vita, c’è sicuramente un ragazzo che non sa fare i conti col tempo che passa. Lo odia, gli toglie il fiato. Anche la stessa traccia “Zingari” è un canto energico, rabbioso contro il tempo infrenabile. É come se nel ritornello dicessi: “voglio stare sempre così, con questa energia positiva addosso, perché prima o poi questo viaggio pazzesco che è la vita purtroppo finirà”. Lucky Starr poi è il mio alter ego, un uomo dello spettacolo crudo, silenzioso, fatto di eccessi, anche se lavora per fare felici i bambini. 

Presenterai questo disco live? 

Quando la situazione mi permetterà di suonarlo appieno, con la gente che si abbraccia, suda e si diverte. La musica live non è una messa, è rock ‘n roll.

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