Ecco cosa sono gli NFT e cosa potrebbero fare per l'industria musicale, gli artisti e i fan.

Cosa potrebbero fare per l'industria musicale, gli artisti e i fan.

La pandemia ha sconvolto l’industria musicale portando gli artisti a cercare forme alternative di revenue: i Non Fungible Tokens sono una di queste.

L’assenza quasi totale di concerti dal vivo nel 2020 ha portato un forte calo nelle entrate degli artisti, i quali, per la stragrande maggioranza di loro, attraverso lo streaming,  non sono riusciti a compensare neanche lontanamente le forti perdite.

E’ iniziata così la ricerca di nuove linee di revenue alternative, in segno della riaffermazione del valore della musica: dai tanto discussi concerti in live streaming (la cui vendita di biglietti online ha segnato un +292% tra giugno e dicembre 2020 secondo MIDia report), ai meet&greet a pagamento, dai corsi online alle aste di pezzi unici digitali, certificati tramite tecnologia blockchain, sotto forma di Non Fungible Tokens (Nft).

Fermiamoci un momento per chiarire di cosa stiamo effettivamente parlando ed è importante capirlo per chiunque lavori nel mondo musica in questo momento.

Un Nft è un collectible (un oggetto raro fisico o digitale) che viene certificato su una blockchain, sia essa Bitcoin Ethereum o altri. Il suo valore, come ad esempio le opere d’arte o a tiratura limitata, è definito non tanto dal contenuto incorporato (un’immagine, un file audio), ma bensì dalla prova di autenticità digitale firmata dall’artista. Questo significa che, qualunque persona può accedere ad un mp3 di una canzone, ma solo un numero limitato di esse  avrà accesso alla sua copia digitale garantita dall’artista.

Mediante determinate procedure poi è possibile automatizzare le rendite per l’artista ogni qualvolta il brano autenticato in maniera digitale viene rivenduto, portando così un’innovazione impensabile nel mondo delle aste d’arte offline.

La proprietà di oggetti virtuali non è comunque una novità; basti pensare al mondo del gaming.   Nel 2013 una “skin” del gioco ‘Dota2’ e’ stata acquistata per $ 38.000, mentre nel 2010, un immobile virtuale del gioco online ‘Entropia’, è stato venduto per $635.000.

Nel mondo della musica il fenomeno degli Nft si sta pian piano facendo strada.

La giornalista e ricercatrice Cherie Hu, nella rubrica Water & Music, mette in evidenza come le vendite mensili di musica NFT siano aumentate di 150 volte nel secondo semestre del 2020, passando da circa $2000 nel giugno 2020 a oltre 300mila a dicembre 2020. Quella musicale rappresenta ancora una piccola parte del mercato Nft nel suo complesso, che ha attirato 8,2 milioni di dollari di scambi totali a dicembre 2020.

Un altro dato molto significativo emerso dall’articolo riguarda il prezzo singolo di vendita; sempre nel secondo semestre 2020 il prezzo di vendita finale medio di un Nft musicale era di $ 9.120,88 l’equivalente di circa 3 milioni di stream.  Da considerare però che le prime 10 vendite di musica Nft rappresentano il 65% dell’intero mercato (il prezzo di tutte le vendite è compreso tra i mille e diecimila dollari) in questo lasso di tempo di conseguenza il prezzo di vendita mediano è più basso, $1962.

All’inizio di febbraio, Mike Shinoda dei Linkin Park ha venduto un’opera d’arte digitale per 30mila dollari, commentando su Twitter “Se caricassi la versione completa della canzone sulle piattaforme di streaming di tutto il mondo (cosa che posso ancora fare), non mi avvicinerei mai nemmeno a 10mila dollari di incassi, al netto delle commissioni delle Dsp, etichetta, marketing, eccetera”. La proprietà di quest’opera d’arte digitale musicale viene tracciata tramite un token non fungibile su una blockchain. “Funziona come un’asta: il valore è determinato dagli offerenti. Alla fine, una persona ottiene l’Nft. Pensatela come se possedeste un oggetto unico in un videogioco o un post di Instagram”, spiega Shinoda. Va aggiunto che possedere un Nft non significa necessariamente che nessun altro possa godere dell’opera d’arte associata al token, proprio come succede con l’arte fisica che viene esposta.

Detto ciò ci si può rendere conto come, il fenomeno dei Nft musicali non sia solo una speculazione o un gioco per pochi, ma una concreta possibilità di gettare fondamenta per un’economia alternativa, che offra ricavi reali e legittimi, in maniera semplice e immediata alla quale qualunque artista o fan può accedervi.      

La pandemia ha costretto gli artisti a fare i conti con il fatto che l’attuale modello di streaming è finanziariamente inadeguato per la maggior parte di loro, i quali, nel tentativo di emergere  ed essere sulle principali piattaforme digitali, rischiano di cadere nella trappola dell’over-produzione di contenuti senza valore, amplificando il divario tra il valore emotivo e quello del mercato digitale.

Per contrastare questa tendenza, si cerca quindi di sviluppare soluzioni che rendano l’esperienza di consumo musicale intrinsecamente più incentrata sui fan, valorizzando le proprie creazioni e dando valore alla relazione artista-fan, piuttosto che la semplice figura di un ascoltatore di fronte ad un infinito e generico catalogo di tracce.                                                                      

Ricordiamoci quindi che in primis, la musica è passione e sono proprio le connessioni, in questo caso tra artista e fan, a creare ed amplificare il valore.

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