flora i balconi delle case

La cantautrice romana torna a raccontarsi e mettere in musica i pensieri e le sensazioni che l’hanno accompagnata nel periodo della quarantena del 2020.
  • Ciao, come stai e come stai attraversando questo periodo di ripresa?


Ciao a voi, sto bene grazie. É un bel periodo di ripresa, di impegni, di lavoro, il tutto condito da mille nuovi pensieri e slanci. Mi sono trasferita a Milano nel gennaio 2021 in piena pandemia, c’era il coprifuoco e i locali erano chiusi. Oggi vivere la città in ripresa, ricominciare ad andare ai concerti, ricominciare a suonare e ad incontrare persone è una sensazione ineguagliabile. 


  • Quarantena: è una parola che, solamente a nominarla, crea disturbo”...direi che ha quasi un suono metallico. Come è stato, quel periodo, per te?


Nel periodo del primo lockdown mi trovavo a Roma a casa della mia famiglia con la quale ho un rapporto idilliaco. Lo stare chiusa in casa con loro non è stato quindi per nulla traumatico tra pranzi e cene, vino, colazioni in giardino, allenamenti in compagnia e anche discussioni sempre costruttive. Conservo un ricordo positivo del primo lockdown, complice sicuramente l’essere obbligati a prendersi del tempo per se stessi, l’avere tempo per valutare, studiare, ragionare e dedicarsi solo alle cose che piacciono davvero. Ho assaporato ancora di più la bellezza della semplicità condivisa con le persone che si amano, ho avuto tempo per scrivere, ragionare, produrre e studiare. È stata difficile invece la lontananza da quelle persone che non erano con me, mi è mancata molto la dimensione live del mio mestiere, la vicinanza fisica con il pubblico e con i miei allievi di musica. È stata decisamente traumatica la perdita di persone a me care.


  • In questo periodo hai scritto una canzone per te importante: i balconi delle case. Parli di uno dei dolori più grandi da sopportare: lamore non corrisposto. Pensi di essere riuscita ad andare avanti a quel dolore?


Sono riuscita a superare il dolore dell’amore non reciproco perché nel momento in cui ho deciso di andare avanti con la mia vita, di non pensarci più, di non dedicare più tempo ed energie ad un qualcosa che mi faceva stare male, l’amore è stato corrisposto. Credo sia quasi sempre così con i sentimenti e le relazioni: quando si vive bene, quando si basta a se stessi, quando ci si completa da soli, quando non si cerca di forzare un amore, un’amicizia, un’unione di qualunque genere, poi questa arriva, diventando probabilmente il più grande, intenso e perfetto sentimento mai provato. Nel mio caso è stato così. 


  • A chi ti sei affidata per la produzione? Immagino che allinizio la canzone sia stata molto casereccia”…


Come tutti i miei pezzo anche I balconi delle case è nata dai tasti del mio pianoforte in una versione acustica estremamente semplice. Ho composto il brano in momenti diversi della mia vita: parte del ritornello nasce in una sala del locale milanese Apollo nell’attesa di salire sul palco per un sound-check. In quel periodo della mia vita stavo vivendo una storia d’amore che non era una vera e propria storia d’amore: la persona di cui ero innamorata era indecisa sul da farsi perché reputava il nostro amore giusto ma vissuto nel momento sbagliato, pensiero sul quale sono in disaccordo. Ho quindi fissato le mie idee su carta: “Vorrei fosse il giorno, l’anno, il tempo giusto in cui di colpo ti fermerai e capirai che l’anno, il tempo, il giorno giusto non esistono”. Parte delle strofe in cui cito i balconi delle case è invece frutto di riflessioni scaturite dal periodo di lockdown di Marzo 2020, quando i balconi hanno acquisito quella valenza sociale e diversiva che oggi tutti noi conosciamo.  Nei mesi successivi ho poi rimaneggiato il materiale ed infine realizzato la produzione insieme agli amici e colleghi Paolo Zou e Benjamin Ventura. 



  • Con chi ti piacerebbe collaborare in futuro?


Con Levante, cantautrice che ammiro e alla quale talvolta mi ispiro, e con Calcutta, grande idolo degli ultimi anni e credo miglior penna in circolazione.

Con Renato Zero perché potrebbe essere il regalo più grande da fare ai miei genitori, un incontro che immagino da quando sono bambina da quando le note delle sue canzoni inondavano quotidianamente casa. 

Con Folcast, collega e amico che stimo da sempre, che sta facendo grandi cose e a cui auguro di arrivare sempre più in alto con la sua musica. 


  • Hai intenzione di esibire la tua arte live prossimamente?


Certo! La dimensione live è quella che più amo del mio lavoro, che preferisco al lavoro in studio, e che più mi è mancata nei mesi di pandemia. L’uscita di questo singolo e dei prossimi non sarà seguita da un vero e proprio tour ma da alcune date nelle città più importanti. Intanto vi dico che dicembre ci sarà un super evento live a Roma organizzato insieme ai Senna e ai Disco Zodiac, due progetti che mi piacciono molto nati ad Ostia, il quartiere di Roma dove sono cresciuta. 

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Nicholas Tasin
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