Francesco Sacco il suo nuovo singolo "Kabul"

Kabul, il nuovo singolo di Francesco Sacco, una canzone di protesta travestita da brano pop-dance.

  • Ciao Francesco, come stai e come stai attraversando questo periodo così nefasto per il mondo?


Dipende dai giorni direi. In generale cerco di essere in contatto anche con quello che accade nel resto del mondo, e purtroppo le brutte notizie sono molte. Ma come la maggior parte delle persone non sono un santo, quindi per quanto male accada nel mondo riesco comunque a vivere serenamente la mia vita. In generale siamo portati ad interessarci alle cose per periodi di tempo molto limitati: penso che in parte sia disattenzione, in parte istinto di sopravvivenza.


  • Esce un tuo singolo, Kabul, che è quasi una premonizione dato parla di violazione dei diritti dell’uomo. Credi l’umano non impari mai dai propri errori?


“Kabul” è nato nei giorni in cui i talebani hanno ripreso il controllo della città, cosa che mi ha fatto riflettere sulle responsabilità dell’occidente, che spesso ha fatto dei bei casini in altre parti del mondo, privilegiando il profitto rispetto alle persone. Sicuramente non potevo prevedere che di lì a breve il mondo avrebbe visto un’altra guerra, ma sono davvero tante le situazioni problematiche, penso ad Israele e Palestina ad esempio. Sarebbe bello un mondo in cui le persone e i popoli contano più del guadagno, ma purtroppo non è così: in un contesto del genere non c’è progresso.


  • In quest’epoca vi è anche una costante ricerca della leggerezza, è produttivo oppure sbagliato?


Dipende: la leggerezza può anche essere una cosa buona, un desiderio vitale che ci ricorda che la vita va avanti. E in fondo il mio brano è anche questo, oltre alla critica sociale c’è molta ironia, poi è un brano che fa ballare. La leggerezza che non mi piace è quella dettata dal mercato, che spesso preferisce veicolare certi messaggi rispetto ad altri sempre in un’ottica di profitto. 


  • Come è stato prodotto questo singolo?


Ho lavorato alla parte musicale con Luca Pasquino, mio collaboratore da sempre, la produzione invece è di xx.buio e paralisi, i producer che mi hanno affiancato per tutto il disco. Abbiamo cercato un suono compatto e contemporaneo, che ogni tanto si concede qualche citazione. In questo lavoro mi è servito moltissimo essere affiancato da altri.


  • C’è un’artista per cui ti piacerebbe scrivere?


Sicuramente mi piacerebbe scrivere per qualcuno con un linguaggio diverso dal mio, qualcuno di molto pop ad esempio: credo che sarebbe una bella prova per entrambi.


  • Cosa ne pensi del mondo degli nft?  Ne hai mai sentito parlare?


So cosa sono ma non sono un esperto, anche se mi piace leggere opinioni a riguardo. In generale non penso che abbiano portato un’innovazione che influisce sul linguaggio, ma solo sul metodo di fruizione. Mi è piaciuta molto la dichiarazione di Brian Eno, che ha detto che «Ora anche gli artisti possono diventare stronzi capitalisti». Non penso abbia torto, quella degli nft è un’innovazione che dovrebbe interessare chi vende l’arte, più che gli artisti: il nostro lavoro è produrre l’opera, che poi sia venduta in euro, in dollari, in monete d’oro o in nft non riguarda la creazione.


  • Farai attività live quest’estate? 


Anche prima dell’estate per fortuna! Ho previsto un live per ciascuna release: a partire dal 22 aprile al Plastic di Milano, ma è solo l’inizio. Non vedo l’ora di essere in tour.

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Nicholas Tasin
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