Intervista al Tenore Matteo Macchioni

Si racconta a Brots del suo progetto "Note D'arte"
  • Ciao Matteo, come stai e come stai attraversando questo periodo complicato per tutti?

Ciao! Fisicamente sto benissimo. Mentalmente la compressione portata dal lockdown è forte e fastidiosa, sto cercando di portare la mente avanti…e cerco di non focalizzarmi sull’immediato passato e il presente, ma di pensare che le nostre vite possano tornare ed essere libere.

  • Ti ricordo già ad Amici con una voce pazzesca ed ammetto che quell’anno eri il mio preferito...come è stata quella esperienza televisiva.

Amici di Maria De Filippi è stata una bella esperienza dove ho giocato con il canto in tanti generi diversi. Non ero ancora cantante d’opera, non ero proprio un cantante a dire il vero…avevo semplicemente interesse e passione per il canto. Ero un pianista neolaureato, ma non un cantante e ho potuto divertirmi senza starci a pensare troppo. Lo studio finalizzato a completare la preparazione canora, unitamente a tanta gavetta, sono arrivati dopo.

  • Sei un artista ormai di rilievo internazionale ma ti chiedo: che differenza ci sta dal cantare qui ad un altro stato?

L’età del pubblico prima di tutto. All’estero ho notato un pubblico mediamente più giovane. Per il resto le emozioni sono le stesse, con l’aggiunta del fatto che essere italiano, cantare in Italia ed essere accettato da pubblico e critica, permettimi di dirlo, è motivo di orgoglio. Non sempre si è profeti in patria.

  • Ogni persona ha un luogo importante nella propria vita ed è proprio quel grande albero da cui trae il titolo il tuo. Ce ne vuoi raccontare meglio?

È un pezzo che racconta la mia infanzia, ma che pone anche un occhio sul futuro. Uno slancio creativo fatto durante il lockdown, che ha in se anche un messaggio fortemente ecologista. “Quel grande albero” è veramente esistito…ed è stato abbattuto. Dovremo invertire questa tendenza piantando due alberi per uno che abbattiamo.

IG Matteo Macchioni
  • Sei un animale da palcoscenico...in questo periodo storico quanto ti manca il palco?

Manca a me come a tutti gli artisti. Ho altresì fatto tantissimi eventi digitali, quindi non ho rinunciato al palco. Quello che mi è mancato è il pubblico dal vivo. E spero di poterne nuovamente assaporare gli applausi, a partire da questa estate.

  • Com’è nato il progetto “Note D’Arte”? Quale messaggio vorresti trasmettere con questo particolare format?

Note d’arte, come idea, è nato dalla pianista e direttore d’orchestra Mirca Rosciani. Ho sposato e messo anche le mie competenze sul progetto. L’unione paritetica delle nostre forze artistiche, unitamente al sostegno e passione di Lucio Zerbini e Banca Generali, hanno reso possibile la nascita di due episodi. Note d’arte è infatti un progetto audiovisivo che mette la musica in mezzo alle bellezze artistico-architettoniche del nostro paese. Abbiamo fatto Episodio uno a Parma e appena registrato Episodio due a Firenze. Sarà online da metà maggio.

  • Progetti futuri?

Concerti in estate a partire da fine giugno e poi tornare ella mia attività di cantante d’opera al 100% in Italia, in Europa e nel mondo, come del resto ho fatto negli ultimi dieci anni.

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