Manuella Giostra

GIOSTRA” è il titolo del primo ep di MANUELLA, ipnotica e talentuosa cantautrice contemporary pop di origine sarda.
  • Ciao Manuela, come stai e cosa si prova a vedere il tuo ep “Giostra” uscire in un periodo di ripresa per il mondo?

Ciao Nicholas, sto molto bene grazie! :) 

Provo quasi un senso di leggerezza, dico quasi perché sento che c’è ancora tanto da fare, ovviamente, ma si inizia a vedere uno spiraglio di luce ed è bello! Giostra è un progetto che ha attraversato il buio per raggiungere la luce e il fatto che senza averlo programmato sia uscito in un periodo di ripresa come quello che stiamo vivendo mi fa sperare in positivo.


  • Ascoltandoti per la prima volta ho pensato in alcuni frangenti di trovarmi di fronte ad una voce simile a quella di Florence Welch, con un’abilità di scrittura senza precedenti. Ascoltando il disco sembra veramente di essere sopra una “Giostra” perché hai giocato molto con le sonorità. Cosa hai cercato di fare in questo lavoro?

Che figata, grazie di cuore! Ho cercato di seguire il saliscendi delle mie emozioni che sono parecchio intense. Invece di metterle a tacere, come mi è capitato di fare troppe volte in passato, o di lasciare che mi paralizzassero, questa volta le ho accolte, accettate, attraversate e buttate fuori con la musica in piena libertà, senza limitarmi a un genere specifico. Cosa che non hanno fatto nemmeno i produttori e gli artisti con cui ho collaborato nella realizzazione del progetto. Ho voluto inoltre che il sound fosse trasparente come la mia anima e allo stesso tempo misterioso come la mia terra.


  • In “Ad Oslo per due giorni” mi riporti a delle sensazioni che ho provato anche io quando viaggio. Mi riconnetto al reale perché è come se nel presente di tutti i giorni indossassi un’armatura per proteggermi dalla falsità della gente. Cosa ne pensi a riguardo ed è la lettura che volevi dare al brano?

Lo è in parte, perché sento realmente l’esigenza di schermarmi non solo dalla falsità delle persone, ma più in generale dalle situazioni e dalle realtà tossiche che ‘assorbo’ e mi destabilizzano. Non a caso cito la città di Oslo proprio, perché mi riporta ai miei viaggi in Norvegia e indirettamente anche in Islanda, dove sono stata perlopiù immersa nella natura in contatto con luoghi incontaminati, puri e soprattutto incorrotti. 


  • In “Giostra” trovo dei suoni internazionali. Lo “yeleheh” è una tecnica che utilizzano molti artisti internazionali e moderni. A te come è venuta questa idea? É stata una scelta studiata od istintiva?

Del tutto istintiva, mi è arrivato come un ricordo registrato nell’anima, come il richiamo di un qualcosa di primordiale. Hai presente quando senti un profumo che ti avvolge e ti riporta alla tua infanzia? Ecco appena l’ho cantato la prima volta mi è sembrato per un istante di tornare a una vita passata, ad una tribù.

 

  • In “Ego r.i.p” te la prendi con l’ego. Perché?

Perché trovo che non garantisca la lucidità e la trasparenza necessari per star bene con noi stessi e con gli altri. Questo è quello che penso in questa fase della mia vita e non so se cambierò idea. Se non lo sappiamo gestire diventa un nemico terribile. L’antagonista della nostra anima.


  • “Sua maestà” sembra davvero un brano che quest’estate sarebbe funzionato benissimo. Mi ha molto impressionato, soprattutto per come riesce a valorizzare nella sua semplicità la tua voce: ce ne vuoi parlare?

Sua Maestà è contorta come lo è il sesso, sento di averla scritta da donna consapevole della propria femminilità. Sono partita dall’analisi di una serie di meccanismi psicologici che influenzano i rapporti sessuali e, attraverso una serie di metafore e doppi sensi, rifletto sui modi differenti di interpretare e vivere la propria sessualità e quella del partner. Oltre al sesso, in questo brano anche il tema della natura è centrale. L’isola di Tavolara infatti è regina, donna, natura. Ma c’è il ritorno di un’altra isola fondamentale per me: l’Islanda. Mi trovavo su una scogliera mozzafiato islandese che affaccia sul Mar di Groenlandia quando canticchiavo una sorta di tiritera gallurese che dopo 3 anni è diventata lo special di Sua Maestà. Per il brano serviva una melodia che mi appartenesse più di tutto il resto e questa è riaffiorata nella mia mente in maniera totalmente naturale.


  • Se dovessi lasciare un biglietto all’interno del disco...cosa scriveresti a chi lo comprerà? 

IL BUIO BENEDICE SE CREDI NELLA LUCE.

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