Rivolta, 'Sottovoce'

Si intitola “SOTTOVOCE”, il singolo d’esordio di RIVOLTA, giovane artista milanese.
  • Ciao, come stai e come stai attraversando questa ripresa?

Ciao a tutti! Mi sento bene, è un periodo ricco di novità e mi sveglio ogni giorno con la voglia di affrontare nuove situazioni al meglio. Sono una persona molto cauta, ma vedere che il poter ritornare alla “normalità” finalmente non è più un pensiero così distante, mi tiene sveglio la notte. Un po’ come tutti  ho cercato di far buon viso a cattivo gioco, provando a trarre il meglio anche da questo periodo pessimo su tutti i fronti, ma non sto più nella pelle all’idea di poter ricominciare a sperare.


  • Ognuno di noi vorrebbe fare rivoluzione: perchè hai deciso di chiamarti Rivolta?

Rivolta è prima di tutto il mio cognome. È stato un caso che, durante il mio percorso di crescita artistica e personale, io mi sia ritrovato a pensare a quanto effettivamente fosse calzante. Sento dentro di me una profonda voglia di ribellarmi alle etichette che mi sono state cucite addosso, oltre che un forte desiderio di rivolta contro l’immagine di me che io stesso sono arrivato a creare, per paura di vivere a pieno la mia vita. Per questo ho deciso di prendere il mio cognome come una specie di segno del destino e farlo diventare anche il mio nome d’arte.


  • Cosa credi sia rivoluzionario in questo periodo storico e cosa non?

Credo che mai come ora la vera rivoluzione sia andare dritti per la propria strada, rimanendo fedeli a se stessi. Posso usare i Maneskin come esempio fresco. La musica, come ogni altra forma d’arte, subisce spesso l’influenza di mode e va incontro a continui corsi e ricorsi, ma loro hanno continuato per la loro strada senza snaturarsi e alla fine hanno avuto ragione! Fa paura la diversità di pensiero, perché spesso non trova subito dei consensi o non viene apprezzata come qualcosa di più condiviso, ma credo che la cosa meno rivoluzionaria di tutte sia il voler seguire la corrente a tutti i costi.


  • Il tuo nuovo singolo “Sottovoce” vuole dar voce a chi vuole fare emergere la propria personalità: cosa diresti a quelle persone che parlano sempre sottovoce?

Non mi reputo certo in grado di poter insegnare niente a nessuno, l’unica cosa che mi sento di fare è dire loro quello che ho detto a me, ovvero “ non lasciarti condizionare”. Si muove tutto velocemente e capita di rimanere indietro, ma l’ultima cosa da fare è avere fretta, tralasciando cose fondamentali come il prendersi cura di se stessi. Non è una cosa dalla quale si può prescindere, se non siamo noi i primi a volerci bene, nessun altro lo farà. Questa cosa la dico perché l’ho provata sulla mia pelle. Ho imparato che bisogna avere il coraggio di mettersi in gioco e tirare fuori quello che abbiamo dentro, altrimenti continueremo a vivere distaccati da noi e dalla realtà circostante, finendo poi per pentircene amaramente.


  • Il classico di queste persone è che prima o poi trovano il coraggio di urlare: secondo te quando è il momento giusto per farlo?

Credo che per ognuno ci siano tempi diversi. Per me il momento è arrivato quando mi sono scontrato con tutti i problemi che questo annullamento personale mi aveva portato, ma ovviamente l’ideale sarebbe riuscire a urlare quando ancora si ha la forza. Mi rammarico del fatto che ho fatto passare tanti momenti giusti, sono però fiero del fatto di essere riuscito a prendere al volo uno degli ultimi che passava, perché era una cosa che prima di tutto dovevo a me stesso. Ho passato la maggior parte della mia vita a non considerare minimamente la mia sfera emozionale e ora che l’ho riscoperta mi rendo conto che ne parlo molto spesso. È una delle tante cose sulle quali voglio ancora lavorare, ma sono felice di aver cominciato questo percorso.


  • Con che artista ti piacerebbe collaborare in futuro?

Ce ne sono un po’ a dire il vero, ma se proprio lo devo dire, voglio sognare per bene! Uno tra gli artisti che ascolto e stimo maggiormente del panorama italiano è Fabri Fibra. Ricordo ancora il momento esatto in cui ho sentito per la prima volta un suo brano: avevo all’incirca 12 anni, ero in macchina con mio padre e in radio è passata “Applausi per Fibra”. Per me l’hip hop era un genere quasi del tutto sconosciuto,  per questo rimasi profondamente colpito dal suo modo di scrivere. Ripensandoci ora, credo che sia stato proprio quel momento che mi ha portato poi, anni dopo, a mescolare la mia “formazione cantautorale” con elementi presi dal mondo urban.


  • Farai attività live quest’estate?

In questo momento sto lavorando per finalizzare il prossimo singolo e ultimare il mio primo EP, che spero riesca ad uscire entro quest’anno. A seguire, mi concentrerò sulla parte live, non vedo l’ora!


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