The Lost ABC “Somewhere”

'The Lost ABC' il duo formato Gianluca Mancini (pianoforte e sintetizzatori) e Massimiliano Fraticelli hanno dato vita a questo album “Somewhere”.

  • Ciao ragazzi, come state e come avete attraversato questo periodo complesso per tutti noi?


Ciao stiamo bene grazie , il periodo è stato tosto. Chi poteva immaginarsi storie di peste e contagi ai giorni nostri ? Per noi  stato pero’ anche un periodo di grande riflessione sul ruolo che l’umanità svolge, nei confronti dell’ambiente innanzitutto , ma anche nei rapporti interpersonali e siamo convinti che la Pandemia sia un monito che la Natura ha lanciato all’ Uomo; un messaggio che è un’allarme, un cartellino giallo, come a dire: ” attento animale bipede e infestante, che non ci sei solo tu su questo pianeta, rispettami in quanto Natura , e di cui sei frutto, altrimenti posso farti molto male”.


  • Euscito il vostro disco ed ascoltandolo con attenzione ho potuto percepire che è un viaggio dentro di noi. Euna esplorazione nei lati più profondi dellanima e lo ho potuto percepire in musica. Cosa significa per voi landare in profondità con i suoni?


Il Suono è un ‘incantesimo, ma solo quando siamo in grado di coglierlo tra gli infiniti suoni possibili, allora si fa Arte. Abbiamo imparato ad affinare i timbri, a codificare il linguaggio musicale, ogni popolo a suo modo. Ne abbiamo svelato gli ingranaggi armonici e le relazioni numeriche, abbiamo giocato con assonanze e dissonanze , è stato un percorso millenario esattamente come per le altri Arti, ma la Musica , esprimendosi in modo vibratorio e apparentemente  immateriale, è come se avesse una  natura speciale , in grado di cogliere le emozioni in modo profondo. E’ forse l’arte più intima , più emotiva. Noi abbiamo semplicemente cercato di cogliere questo potenziale, che attraverso una sapiente cernita di strumenti musicali, tecnologia e linguaggi ci ha permesso di realizzare un disco “emotivo” diciamo così. Abbiamo composto la musica chiudendo gli occhi e usando l’immaginazione. 




  • In un periodo in cui si fa fatica a prestare attenzione voi riuscite facilmente a catalizzare la concentrazione sui suoni: vi è uno studio dietro? 


Non c’è uno vero e proprio studio, diciamo che c’è esperienza e passione. Ma anche attenzione ed ascolto, che sono pratiche molto importanti e spesso sottovalutate. Si tende ad ascoltare e ad imitare cio’ che ci viene proposto da algoritmi e streaming, puo’ essere anche utile si, ma bisogna anche essere ascoltatori attivi, e noi lo siamo stati , andando al Cinema fino a che è stato possibile, facendoci influenzare da i molteplici modi in cui oggi viene prodotta e distribuita la musica, non solo dallo Streaming. E poi abbiamo deciso di registrare  con gli strumenti armonici più ricchi che siano stati inventati : il pianoforte e la chitarre, i reggenti della composizione, i signori dell’armonia. Ed è ancora uno dei modi migliori per scrivere musica ed emozionarsi. Per il resto abbiamo giocato a stratificare con il noise, con la tecnologia, con gli archi ed amalgamare il tutto con grande attenzione e selezione critica. 




  • Avete trovato musicisti unici per la realizzazione di questo disco: ci volete raccontare come?


Federico Mecozzi (da sempre in tour con Ludovico Einaudi) è un violinista strepitoso con cui abbiamo collaborato , ed è stato grandioso registrarlo in una camera d’albergo, per

ristrettezze di tempo. Una stanza che fortunatamente aveva ottime qualità acustiche, tant’è che tutte le sue parti sono state registrate in un unica sessione.

Mattia Boschi invece è un violoncellista di lunga esperienza (Marta sui Tubi, Marina Rei) ed è riuscito a cogliere soprattutto le flessioni ritmiche che servivano in alcune parti del disco. Sua inoltre è la traccia solista del singolo “The Last Two on Earth” 


 

  • Immagino un vostro concerto come un racconto: come volete raccontare questo progetto nella attività live?


Il Live dovrà essere un racconto visivo oltreché musicale : l’idea è di utilizzare immagini pilotate in diretta da una postazione sul palco, come se fosse un musicista aggiunto. Ci piacerebbe dunque trovare un ritmo alle immagini in modo tale che il racconto sia il più immerso possibile per chi assiste. Poi ovviamente ci saranno un pianoforte, una chitarra ed un violoncello, che di per sé sono già strumenti molto narrativi. 




  • Siete entrambi musicisti di spessore: quale è ora la vostra ambizione?


Crediamo fortemente nel valore della nostra musica, e nell’individuazione di uno stile nostro, senza costrizioni, senza banalizzare il tessuto melodico, come oggi purtroppo si sente molto spesso, e con la continua ricerca di spunti presi dall’ambiente e dalle registrazioni di Field Recording, che sono in inesauribile fonte sonora su cui poi costruire melodie. Ecco la massima ambizione sarebbe quella di poter continuare a scrivere musica con questa libertà. 

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